Scioperi
dei metalmeccanici.
SE SI FIRMANO
ACCORDI CON SINDACATI MINORITARI
LO SCONTRO E’ INEVITABILE.
Valter Bartolini, responsabile
delle attività produttive per la Segreteria Confederale della
CGIL Pistoiese risponde alle accuse di Assindustria.
Pistoia, 18 luglio
2003.
Le accuse di Assindustria sugli
scioperi organizzati dalla FIOM nelle imprese metalmeccaniche, pubblicate
oggi sulla stampa, meritano risposte e qualche considerazione.
Mi pare evidente che quando si sceglie, come ha fatto Federmeccanica
con il sostegno e l’avvallo di Confindustria, di firmare un
contratto nazionale di lavoro solo con alcune Organizzazioni Sindacali
e non con la FIOM, che è di gran lunga il Sindacato più
forte e rappresentativo, si sceglie la rottura di un intero sistema
di relazioni, con il Sindacato ma prima ancora con i lavoratori.
E che questo produca il moltiplicarsi dei conflitti ne è
la logica e immediata conseguenza.
I lavoratori che con percentuali altissime, a Pistoia come in tutto
il Paese, hanno bocciato l’accordo separato di Fim e Uilm
rivendicano legittimamente alle proprie aziende il diritto ad avere
un contratto vero. Per questo presentano le richieste di precontratto
e per ottenerlo sono costretti a ricorrere allo sciopero.
Perché il contratto firmato non è ritenuto tale per
i lavoratori, non è il loro contratto e, legittimamente,
si battono per conquistarlo.
Federmeccanica non ha cercato di fare un contratto di lavoro, si
è solamente posta l’obiettivo di dividere e sconfiggere
il sindacato per un suo obiettivo politico, di isolamento della
CGIL per avere mani libere nel rapporto di lavoro, non per fare
un patto contrattuale fra le aziende e i lavoratori per stabilire
regole, condizioni e retribuzioni condivise. Una scelta che non
solo colpisce i lavoratori, ma che non tutela neppure le imprese
che, per produrre e per crescere, hanno bisogno di fare accordi
con i propri lavoratori e con chi li rappresenta davvero.
Certo sarebbe stato meglio se i lavoratori avessero potuto esprimersi,
in tempo utile, con un voto che stabilisse il loro gradimento o
meno del loro contratto. La mancanza di una legge sulla rappresentanza
come quella per i dipendenti pubblici che sarebbe stata provvidenziale
a evitare che si firmassero accordi che sono rifiutati dai lavoratori
a nome dei quali si firmano dimostra i guasti che si sono prodotti.
Ma certamente è stata miope la volontà di procedere
in questa direzione e lo dimostra i guasti che si vanno producendo.
Una ulteriore considerazione merita l’affermazione di Assindustria
sulla voce delle piccole imprese, troppo debole per essere ascoltata
da Federmeccanica. Ne siamo convinti, ma visto che le stesse sono
in questo Paese la gran parte anche di questo settore, di chi hanno
fatto gli interessi firmando un contratto separato? Hanno potuto
esprimersi le medie e piccole imprese sulla convenienza di questa
scelta?
Anche la CGIL è preoccupata che lo scontro, che inevitabilmente
si estenderà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi
anche nelle grandi aziende, possa produrre danni ad una economia
già troppo debole e ad aziende già costrette a fronteggiare
una crisi che si fa ogni giorno più pesante. Sembra opportuno
che le imprese si pongano una domanda. Conviene loro sostenere uno
scontro nelle proprie aziende per difendere una scelta tutta politica
e di rottura di Federmeccanica, troppo lontana per ascoltare la
loro voce? O conviene invece stipulare un patto contrattuale con
i propri lavoratori e con chi li rappresenta, per poter affrontare,
con quelli che condividono con loro ogni giorno la fatica di produrre,
una competizione sempre più difficile ?
Si pongano questa domanda le imprese e si diano la risposta. Altrettanta
riflessione auspichiamo in Federmeccanica e Confindustria.
Valter Bartolini
Responsabile settori produttivi CGIL Pistoia
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